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La Guerra di Attrito

di Massimiliano Cannata

17/04/2024

Una guerra di “attrito”, ibrida, non convenzionale si sta profilando in Medio Oriente. Stiamo assistendo a un’evoluzione delle strategie militari che sconvolge l’immaginario collettivo. L’attacco di Teheran allo stato ebraico può aprire le maglie a una pericolosa escalation. Antichi rancori, fanatismo religioso, volontà di controllo dei territori, rivendicazioni dell’identità si trascinano, facendo sfumare ogni progetto di convivenza pacifica nella Regione.

Come se il quadro non fosse abbastanza fosco si è aggiunta la componente tecnologica. Le guerre, nel prossimo futuro saranno, infatti, sempre più condizionate dalle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che tende a ridurre al minimo il potere decisionale dell’uomo. Tra Mosca e Kiev si sta già combattendo uno scontro “dronizzato”, che si è ripresentato sabato notte. Non è un mistero che superpotenze quali Cina e Stati Uniti stiano innescando una corsa repentina agli armamenti neurali, che si sovrappone a una militarizzazione basata sulle neurotecnologie. E’ rimasta impressa nella nostra mente l’esperienza della guerra nel Golfo.

In quel tragico inizio degli anni Novanta, il mondo ha seguito attonito sui teleschermi razzi teleguidati, missili Cruise, raccontati per la prima volta in diretta web. Un orrendo videogames si presentava ai nostro occhi, con in gioco la vita di migliaia di civili inermi. Siamo andati oltre quel mix di reale e virtuale, oggi la capacità autonoma di colpire con macchine intelligenti apre una catena di implicazioni etiche ancora tutte da esplorare.

L’esercito israeliano ha messo in campo “Gospel”, piattaforma utilizzata dalle Forze di Difesa dello stato ebraico che grazie all’uso di sofisticati algoritmi permette di accelerare la selezione e l’attacco di obiettivi durante i conflitti nella Striscia di Gaza. Questo sistema sta radicalmente aumentato il numero di obiettivi identificabili generando una sorta di “linea di produzione” che gli ufficiali hanno paragonato a una vera e propria “fabbrica”. Il Gospel è in grado di analizzare una grande quantità di dati provenienti da varie fonti, indirizzando le azioni militari, incluso il monitoraggio di individui sospettati di appartenere a gruppi terroristici come Hamas o la Jihad Islamica. Il trend evolutivo ha fatto si che le competenze cyber siano ormai entrare nel corredo delle strategie belliche modificando i parametri della “guerra efficace”.

Le stesse attività di intelligence rientrano in maniera organizzata nella sfera “cyber”. Stati Uniti e Istraele stanno investendo su questo fronte allo scopo di migliorare le capacità predittive sugli andamenti delle azioni militare intraprese nei vari teatri di conflitto; la Russia e la Cina si servono del cyber spazio per raggiungere obiettivi politici ed economici. L’utilizzazione degli strumenti digitali consente inoltre di mascherare gli attacchi, con il risultato di disorientare l’opinione pubblica e le azioni di contenimento e contrasto bellico.

In un contesto così denso di fattori governare il cambiamento è impresa ardua, soprattutto per le classi dirigenti di un’Europa, che sebbene “distratta” dalla vigilia del voto, dovrà trovare in fretta compattezza, se vuole sfatare il “nuovo olocausto” che appare imminente. La ricerca nel campo della tecno-scienza non ammette incertezze. La nascita delle tecnologie “Neuralink” che permettono la connessione diretta tra il cervello umano e i computer, solleva gravi preoccupazioni sul terreno della privacy, invadendo la sfera più intima del soggetto. L’antica “arte” della guerra ha assunto le sembianze di un “cancro” che si innesta, nella libertà volontà degli attori che la esercitano. Una deriva pericolosa che speriamo si arresti, perché abbiamo il “dovere universale di restare umani”.   

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